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Sardegna 2015 / Il tuo destino? diventare clandestino

Reportage Sardegna 2015 | Di muralismo e streetart. Di spopolamento e accoglienza.

Parte 8

Il tuo destino? diventare clandestino (Scritta con lo spray su un muro di Macomer)

Ad Elmas (CA), hinterland cagliaritano, sorge la struttura che ospitava un centro d’accoglienza per migranti. Questo posto, che a tutti gli effetti è un luogo di reclusione, era situato, in maniera evidentemente beffarda, all’interno di un aereoporto militare in disuso. Anche se le persone “ospitate” nel centro erano “libere” di uscire nelle ore diurne, la struttura, le condizioni, la mancanza di privacy nelle stanze e il grado di isolamento rispetto al resto del territorio facevano del CSPA-CARA di Elmas un luogo di reclusione e isolamento in tutto e per tutto, in cui non veniva garantità la dignità delle persone ma solo la loro sopravvivenza fisica. (http://www.sardiniapost.it/cronaca/reportage-dietro-le-sbarre-del-cara-di-elmas-i-sogni-dei-lussu-africani/). La buona notizia è che da novembre 2015 il centro è stato svuotato. Gli “ospiti”, però, sono semplicemente stati smistati in altre strutture presenti nella regione. La prospettiva da seguire dovrebbe ad ogni modo essere, a mio avviso, quella del completo superamente della logica emergenziale-assistenziale dell’accoglienza, in favore di attività di integrazione reale e diffusa.

Abbiamo visto, ad esempio nel reportage Calabria 2015 (http://bastaunosparo.noblogs.org/post/2014/10/17/calabria-riace-superiore/), come sia possibile, con molta determinazione, trovare soluzioni più degne al problema dell’accoglienza, favorendo i processi di integrazione e attivando meccanismi positivi per il territorio. In una regione come quella sarda, culturalmente vitale ma anche abbondante di luoghi e borghi in abbandono o in fase di spopolamento, prendere a modello esempi come quelli dell’accoglienza diffusa praticati in Calabria e Sicilia dovrebbe essere scontato e potrebbe rappresentare un catalizzatore economico e sociale per tutti quei posti, soprattutto dell’entroterra, lasciati sempre più spesso al loro destino.

FOTO

Ula Tirso (OR)

Ula Tirso (OR)

Ula Tirso (OR)

Ula Tirso (OR)

Ula Tirso (OR)

Ula Tirso (OR)

Santa Chiara del Tirso (OR)

Santa Chiara del Tirso (OR)

Santa Chiara del Tirso (OR)

Santa Chiara del Tirso (OR)

Perdasdefogu (NU)

Perdasdefogu (NU)

Perdasdefogu (NU)

Perdasdefogu (NU)

Perdasdefogu (NU)

Perdasdefogu (NU)

Osini (NU)

Osini (NU)

Gairo e Gairo vecchio (NU)

Gairo e Gairo vecchio (NU)

Gairo vecchio (NU)

Gairo vecchio (NU)

parte 2

Tratalias vecchia (CI)

Tratalias vecchia (CI)

Santa Chiara del Tirso (OR)

Santa Chiara del Tirso (OR)

Paulilatino (OR)

Paulilatino (OR)

Macomer (NU)

Macomer (NU)

Lago del Temo - Monteleone Rocca Doria (SS)

Lago del Temo – Monteleone Rocca Doria (SS)

ss292

ss292

Sardegna 2015 / A fora sas bases

Reportage Sardegna 2015 | Di muralismo e streetart. Di spopolamento e accoglienza.

Parte 3

A fora sas bases (slogan antimilitarista sardo)

Sardigna natzione” e “A fora sas bases” sono le due scritte che più spesso si trovano sui muri dell’Isola. Sebbene la spinta antimilitarista non sia prerogativa dei movimenti separtisti, è pure vero che analizzare la presenza militare in Sardegna aiuta a comprendere meglio il punto di vista di quei sardi che vedono la loro terra come una colonia dello stato italiano.

In Gallura, solo nella zona di Palau (OT) si contano circa 20 aree militari in disuso tra basi, depositi e postazioni di comunicazione. Alcune abbandonate, altre restaurate e rese visitabili come strutture turistiche. (http://www.sardegnaabbandonata.it/fortezza-capo-dorso/). Sempre nei paraggi, nelle isole che circondano la Costa Smeralda, ci sono vari presidi NATO. A Tavolara c’è una postazione per le comunicazioni a grandissima distanza, a Santo Stefano un deposito munizioni e una base-appoggio per sommergibili nucleari, mentre una parte dell’isola della Maddalena è interdetta al pubblico (http://www.regione.sardegna.it/j/v/25?s=45581&v=2&c=3696&t=1). Nonostante nei giornali si sia parlato a più riprese di una dismissione delle attività militari e nonostante le navi da guerra non siano più attraccate nel porto in bellavista, come sono state per decenni, le basi restano comunque attive, con tanto di testate nucleari nei sommergibili.

Aree militari abbandonate si registrano in tutta l’isola. Quasi ogni promontorio e tutte le cime principali ospitano radar e sistemi di comunicazione (http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o28436:e1). La base USAF abbandonata, sul Monte Limbara, usata dall’aviazione americana durante la Guerra fredda, testimonia l’importanza strategica dell’Isola. La presenza storica di contingenti stranieri è tuttora rilevante considerando che il poligono di Quirra, il più grande d’Europa, viene affittato agli eserciti che ne fanno richiesta per cifre che si aggirano attorno ai 50.000 euro l’ora. Presenza non sempre pacifica, come nel caso dei due caccia tedeschi che hanno mandato a fuoco 26 ettari di territorio attorno alla base militare di Capo Frasca, situata nel comune di Arbus (VS), il 26 agosto 2014 (http://contropiano.org/articoli/item/26170). Durante l’autunno 2015, invece, si è svolta, nella base militare di Capo Teulada, a Teulada (CA), la Trident Juncture, “la più estesa operazione NATO che si ricordi dalla caduta del Muro di Berlino” (definizione dello U.S. Army Europe). Entrambi gli avvenimenti hanno causato una forte opposizione popolare da parte del movimento antimilitarista, molto diffuso, che è riuscito in alcuni casi anche a bloccare le operazioni militari con le proprie iniziative. (http://contropiano.org/archivio-news/documenti/itemlist/tag/trident%20juncture)

Ma non è sicuramente dato solo dai contingenti stranieri il problema relativo alla presenza militare nell’Isola. La Sardegna è occupata militarmente per 35.000 ettari di terra mentre 20.000 chilomentri quadrati di mare sono interdetti alla navigazione e alla pesca a causa delle esercitazioni militari. Per avere un’idea delle proporzioni l’intera regione ha una superficie di circa 24.000 chilometri quadrati.

Le aree militari, soprattutto le tre basi principali, Teulada, Quirra e Capo Frasca, ma non solo, sono al centro di numerose indagini riguardanti reati ambientali, a causa delle sostanze chimiche contenute negli ordigni che vengono fatti esplodere. Sono acclarati casi di inquinamento che in molti casi hanno ripercussioni serie sulla salute delle persone che abitano nei territori limitrofi. In un caso specifico, quello del Poligono interforze del Salto di Quirra, a Perdasdefogu (OG) si è registrata una quantità di decessi per cause tumorali così alta e dalle caratteristiche inedite che ha portato, l’equipe medica che ha seguito il caso, a parlare di “Sindrome di Quirra”. Dalla procura della regione è stata aperta un’indagine perchè sono state usate nelle esercitazioni sostanze proibite come l’uranio impoverito e il torio radioattivo.

In ogni caso, ettari ed ettari di terreno vengono resi interdetti e usati per far brillare ordigni o per stipare materiale residuale tossico. La Sardegna, tra l’altro, anche a causa della sua conformazione geografica, è la regione individuata dallo stato italiano per lo stoccaggio di scorie nucleari, provenienti dall’estero. Dopo un lungo silenzio stampa, le fila politiche hanno rivelato nel 2016 di aver individuato un sito adatto allo scopo nel territorio di Ottana (NU), comune situato pressochè nel centro geografico della Sardegna, ma ben collegato. Quello che è urgente dire, rispetto a luoghi deputati alla sperimentazione militare o allo stoccaggio di materiale atomico, è che spesso non è possibile una bonifica nè un ripristino delle caratteristiche naturali del posto. La maggior parte delle volte l’ambiente contaminato rimane compromesso per generazioni.

Nel 2013, la Regione Sardegna ha commissionato a due ricercatori dell’università di Cagliari, Gianfranco Bottazzi e Giuseppe Puggioni, uno studio dal titolo “Comuni in estinzione” (http://www.sardegnaprogrammazione.it/documenti/35_84_20140120091324.pdf) in cui si evidenziano le criticità relative ad alcuni centri abitati che rischiano l’abbandono negli anni anni a venire. In particolare, utilizzando un metodo statistico applicato al calcolo demografico, 33 paesi vengono segnalati come prossimi al totale spopolamento. Sebbene le cause principali del fenomeno siano quelle note a tutti i casi simili (posizione geografica, mancanza di lavoro, mancanza di servizi…) si può notare, aiutandosi con una cartina geografica, che una gran parte di questi paesi si trova nel territorio circostante il poligono interforze di Quirra, il quale, non a caso, è stato situato in un luogo remoto, dalle caratteristiche semidesertiche e costellato di piccoli paesi, spesso isolati tra loro. In una panorama simile è molto difficile si possa creare un movimento d’opinione critico verso la presenza militare: la scarsità demografica e l’isolamento degli abitanti del posto, unite alla diffusa disoccupazione hanno fatto per anni percepire l’arrivo dei militari come una risorsa importante. D’altra parte poche altre opportunità di sviluppo sono state proposte in quei luoghi, che all’occhio si presentano come pianure di sabbia, canyon e speroni di roccia, intervallati da pochi paesi. I ripetuti casi di inquinamento di falde acquifere e di anomali decessi sia di bestiame che di umani hanno riportato all’attenzione generale le cause antimilitariste, al cui movimento si sono uniti numerosi allevatori e coltivatori locali. Citando il documento “Comuni in estinzione” però è forse possibile intravedere una possibilità: lo spopolamento di un paese infatti avviene solo “[…] ove nel corso del tempo non si presentino o non vengano posti in essere fatti, azioni, interventi, comportamenti sia in ambito locale che provenienti dall’esterno tali da poter invertire le tendenze riscontrate sulla base delle conoscenze attuali”.

Dal lato opposto dell’Isola rispetto a Quirra, a ridosso della base di Capo Frasca, sorge il paese di Sant’Antonio Santadì (VS) il quale avrebbe, per posizione geografica e potenzialità, una spiccata vocazione turistica, considerando che si trova tra la penisola del Sinis e la costa Verde, all’inizio di un lembo di terra che avrebbe lo stesso fascino di questi, se non fosse occupato per intero dalla base. Come è facile intuire la presenza militare ha pregiudicato notevolmente le potenzialità turistiche del luogo mentre le attività della base sono accusate di essere tra le principali cause di inquinamento, assieme agli stabilimenti industriali, delle periodiche morie di pesci, nelle vicine riserve ittiche.

La città di Macomer (NU) ha vissuto l’illusione di uno sviluppo spensierato grazie ai soldi portati in paese dai numerosi militari di leva che, fino a qualche anno fa, venivano qui a svolgere il loro servizio. Ora che le attività della caserma sono ridotte al minimo non è difficile, cammindando per il centro città, vedere saracinesche abbassate e negozi sfitti. Qualcuno, evidentemente in buona fede, deve aver pensato a risollevare le sorti economiche del paese ampliando l’inceneritore di Tossillo, zona industriale, per farlo diventare uno dei più grandi termovalorizzatori dell’Isola.

FOTO

parte 1

Carloforte (CI)

Carloforte (CI)

Carloforte (CI)

Carloforte (CI)

Sant'Antonio Santadi' (VS)

Sant’Antonio Santadi’ (VS)

Sant'Antonio Santadi' (VS)

Sant’Antonio Santadi’ (VS)

Macomer (NU)

Macomer (NU)

Macomer (NU)

Macomer (NU)

Macomer (NU)

Macomer (NU)

Sassari (SS)

Sassari (SS)

Palau (OT)

Palau (OT)

Palau (OT)

Palau (OT)

Palau (OT)

Palau (OT)

 parte 2

Monte Limbara (OT)

Monte Limbara (OT)

Monte Limbara (OT)

Monte Limbara (OT)

Monte Limbara (OT)

Monte Limbara (OT)

Monte Limbara (OT)

Monte Limbara (OT)

Monte Limbara (OT)

Monte Limbara (OT)

Monte Limbara (OT)

Monte Limbara (OT)

Monte Limbara (OT)

Monte Limbara (OT)

Monte Limbara (OT)

Monte Limbara (OT)

Monte Limbara (OT)

Monte Limbara (OT)

parte 3

Perdasdefogu (OG)

Perdasdefogu (OG)

Perdasdefogu (OG)

Perdasdefogu (OG)

Perdasdefogu (OG)

Perdasdefogu (OG)

Perdasdefogu (OG)

Perdasdefogu (OG)

Perdasdefogu (OG)

Perdasdefogu (OG)

Perdasdefogu (OG)

Perdasdefogu (OG)

Perdasdefogu (OG)

Perdasdefogu (OG)

parte 4

Bortigiadas (OT)

Bortigiadas (OT)

Macomer (NU)

Macomer (NU)

Mamoiada (NU)

Mamoiada (NU)

Sardegna 2015 / Introduzione

Reportage Sardegna 2015

Di muralismo e streetart. Di spopolamento e accoglienza.

Introduzione

Confrontarsi con la Sardegna per un continentale è in qualche modo confrontarsi con una realtà altra. Il suo essere “isola”, in senso culturale prima che geografico, e la sua vastità, accentuano le complessità di questa regione che a volte viene pensata periferica, rispetto al territorio nazionale, altre volte assume una centralità strategica.

Prima di poter andare a fondo è necessario averne una conoscenza d’insieme e il presente reportage è un tentativo di renderne un’immagine, complessa ma estesa, riguardo alcune tematiche di attualità.

Ho preferito, nei pochi giorni a disposizione, viaggiare in più zone possibile, in tutte le province. Ho preferito percorrere molti chilometri, anche per vedere le varie forme assunte dal muralismo sardo e confrontarle con quelle di opere più recenti.

Durante il viaggio è diventata mia intenzione accennare un ritratto dell’Isola.

A causa della vastità del territorio e del poco tempo avuto a disposizione, tale ritratto potrebbe apparire più simile ad una scansione, nella sua superficialità. Ma la sovrapposizione di vari livelli, come fossero lastre, potrebbe essere utile alla composizione di un quadro di insieme.

C’è la scansione del territorio, le isole attorno / il mare e le profondità che ne definiscono il colore. Le aree marine protette e quelle interdette / le coste, quelle con le lunghe spiagge desertiche e quelle con le scogliere a picco / i tronchi degli alberi, che vanno dal grigio dei pini vicino al mare al rosso dei sugheri, quando la corteccia è stata da poco asportata, nell’entroterra / gli altipiani che definiscono la strada quando si percorrono le vallate / la roccia grigia e friabile dalle parti di Buggerru, quella gialla oro nei dintorni di Lanusei / la macchia mediterranea, che diventa secca e gialla, salendo nelle montagne. I parchi naturali, la Barbagia, il Gennargentu. Gli scheletri del Supramonte.

C’è una scansione di determinate aree culturali i cui confini spesso non corrispondono a quelli delle province: la Gallura, la Barbagia, l’Ogliastra, il Campidano, il Sulcis…

La scansione dei reperti archeologici, che testimoniano le presenze antiche: nuraghe, domus de janas, dolmen.

La scansione delle città. Con Cagliari e Sassari come due poli opposti, una marinara, romantica e dura, fatta di vicoli e salite; l’altra cittadina, vasta e quadrata, fatta di viali e periferie.

Ci sono le aree industriali attorno a queste città. E le ampie pianure di stagni e sterpa. Macchiareddu, Molentargius.

C’è la scansione dei paesi. Che a volte sorgono in posti dove fino a 100 anni fa non c’era nulla. Apparentemente senza storia. Anonimi, accondiscendono al mare d’estate e contano i giorni d’inverno. Ci sono paesi che sembrano villaggi West, e non solo nei casi più eclatanti come San Salvatore di Sinis, ma anche ad esempio nelle forme di alcune chiese di Macomer o Dolianova. Ce ne sono altri custodi di storia, sempre duri al primo impatto, nascosti dai massi delle zone più lontane dalla costa. (http://www.sardegnaabbandonata.it/tandalo/)

C’è la scansione della Sardegna industriale, che si può leggere anche nei nomi dei paesi, da Argentiera a Carbonia. Il parco geominerario storico (http://www.parcogeominerario.eu/) occupa circa un sesto dell’area dell’intera regione ed è segno di qualcosa che è stato e non è più. Qualcosa che oggi lascia il posto alle zone più povere della regione. Tracce che rimangono nel territorio, come l’enorme cementificio abbandonato a Scala di Giocca, alle porte di Sassari (http://www.sardegnaabbandonata.it/cementificio-di-scala-di-giocca/). Una scansione che rileva però anche i poli industriali ancora in attività, quelli che danno lavoro a migliaia di persone e ne uccidono lentamente le famiglie con l’inquinamento: Porto Torres, Portoscuso, Sarroch.

C’è la scansione della presenza militare nell’isola. Nell’arcipelago della Maddalena, a Macomer, a Capo Teulada, a Capo Frasca, nel Salto di Quirra. Presenza non solo italiana come testimonia una base militare dell’aeronautica americana abbandonata, sulla cima del monte Limbara. Presenza che si concentra non solo nelle grandi basi ma anche in tanti piccoli centri, nell’hinterland cagliaritano: Monastir, Decimomannu, Uta, Quartucciu, Elmas. (http://insecondopiano.altervista.org/index/2009/11/occupazione-militare-in-sardegna/)

La scansione dei luoghi di reclusione. Il carcere dismesso dell’Asinara. I penitenziari, che prima venivano costruiti all’interno delle città, come il Buoncammino a Cagliari e il San Sebastiano a Sassari, entrambi al centro di progetti di riconversione d’uso (http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2013/09/28/news/nel-vecchio-carcere-la-storia-di-sassari-1.7825136). Ci sono varie strutture che oggi si preferisce tenere lontane dai centri abitati, cosa facile in un territorio come quello sardo. Ci sono i manicomi abbandonati, sostituiti dagli OPG, che presto ci abitueremo a chiamare REMS (http://www.manifestosardo.org/manicomio-sardegna/), oppure dai reparti di psichiatria delle aziende ospedaliere. C’era, fino a pochi mesi fa, il CSPA-CARA di Elmas, che non si chiamava CIE, così come i CIE non si chiamano più CPT, ma che ospitava comunque circa 300 rifugiati in un luogo che aveva tutte le sembianze di una prigione, inglobata in un ex aeroporto militare. (http://www.meltingpot.org/Cpa-di-Elmas-La-denuncia-delle-associazioni-il-centro-e-una.html#.VoKeVLu3D5L)

C’è anche una scansione dei cibi proibiti. Il casu martzu. Il filu ‘e ferru. Anche da questi si può avere un’idea del rapporto complicato della Sardegna e delle sue tradizioni con le leggi italiane o europee.

C’è l’usanza di scrivere e disegnare sui muri. Di lasciare tracce. Di lottare e poi lasciare tracce. Di proseguire una tradizione. Di dire qualcosa a tutti.

FOTO

/// parte 1

Lanusei (OG)

Lanusei (OG)

Lanusei (OG)

Lanusei (OG)

Tuaredda (CA)

Tuaredda (CA)

Carloforte (CI)

Carloforte (CI)

Is Arenas (OR)

Is Arenas (OR)

Su Murrone (SS)

Su Murrone (SS)

Lido del sole (OT)

Lido del sole (OT)

/// parte 2

Lido del Sole (OT)

Lido del Sole (OT)

Palau (OT)

Palau (OT)

Fondorgianus (OR)

Fordorgianus (OR)

Fondorgianus (OR)

Fordorgianus (OR)

San Salvatore di Sinis (OR)

San Salvatore di Sinis (OR)

Narcao (CI)

Narcao (CI)

/// parte 3

Argentiera (SS)

Argentiera (SS)

Argentiera (SS)

Argentiera (SS)

Argentiera (SS)

Argentiera (SS)

Argentiera (SS)

Argentiera (SS)

Argentiera (SS)

Argentiera (SS)

Argentiera (SS)

Argentiera (SS)

Argentiera (SS)

Argentiera (SS)

Argentiera (SS)

Argentiera (SS)

Calabria – il paesaggio

Roghudi (RC)

Roghudi (RC)

Roghudi (RC)

Roghudi (RC)

Roghudi (RC)

Roghudi (RC)

Amendolea vecchia (RC)

Amendolea vecchia (RC)

Amendolea vecchia (RC)

Amendolea vecchia (RC)

Bova (RC)

Bova (RC)

Brancaleone superiore (RC)

Brancaleone superiore (RC)

Bruzzano superiore (RC)

Bruzzano superiore (RC)

Bruzzano superiore (RC)

Bruzzano superiore (RC)

Bruzzano superiore (RC)

Bruzzano superiore (RC)

Gerace (RC)

Gerace (RC)

Riace superiore (RC)

Riace superiore (RC)

 

parte 2

Stilo (RC)

Stilo (RC)

Bivongi (RC)

Bivongi (RC)

Bivongi (RC)

Bivongi (RC)

Bivongi (RC)

Bivongi (RC)

Mongiana (VV)

Mongiana (VV)

Rocceletta di Borgia (CZ)

Rocceletta di Borgia (CZ)

Caccuri (KR)

Caccuri (KR)

 

parte 3

Lungo la SS 106 Ionica

Lungo la SS 106 Ionica

 

parte 4

San Demetrio Corone (CS)

San Demetrio Corone (CS)

Farneta (CS)

Farneta (CS)

Farneta (CS)

Farneta (CS)

Amendolara (CS)

Amendolara (CS)