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Cosa non c’entra niente coi Mondiali di calcio

Visto che in questi giorni si parla tanto di Mondiali, voglio parlare di qualcosa che non c’entra nulla: di calcio.

In un articolo apparso su Futbologia.org qualche tempo fa ho trovato molti spunti dai quali ho attinto a piene mani per stilare quella che segue che è una specie di lista di rivendicazioni, conscie ma più spesso inconscie, che porrei al mio club d’appartenenza locale, se fossi un Ultrà.

– Che lo stadio non sia un luogo di consumo, ma un luogo di socialità in cui passare la domenica in compagnia. Che sia aperto per molte ore e che vi sia possibile introdurre tutto il materiale pertinente all’appertenenza al club. Che i tifosi possano gestire attività all’interno dello stadio nei giorni di gioco e distribuire materiale. Che si possa, in definitiva, fare dello stadio la piazza della domenica e non un mero luogo in cui “consumare” un match mentre si mangia nel ristorante della società e si compra una maglia nello store ufficiale.

– Che le società investa nei territori in cui è radicata in termini di impianti sportivi in modo da favorire l’aggregazione e la diffusione della pratica sportiva. Avere in città un’azienda delle dimensioni di un club di serie A, ad esempio, e non riceverne i benefici che una struttura di tali dimensioni può portare alla cittadinanza tutta è assurdo. D’altronde le società di calcio tendono a creare impianti sportivi di fascia alta e quindi molto costosi. Dovrebbero, per lo meno, crearne un certo numero di fascia popolare. Inoltre dovrebbero manutenere un certo numero di impianti sportivi già esistenti nella loro città rendendoli accessibili a chiunque.

– Che le società investano nei giovani del loro territorio, magari anche riservando ai ragazzi del vivaio una percentuale di diritto nella rosa della prima squadra. Che si segua l’esempio del Barcellona, in questi anni passati squadra più forte del mondo. Se una squadra locale non serve a far crescere e scoprire ragazzi del posto, non serve a niente.

– Senza entrare nel merito dell’universo Ultrà, che sia almeno lasciata libertà di espressione negli striscioni. Mi basta dire che gli Ultrà sono elementi indispensabili a cui le società stesse non potrebbero rinunciare senza pagare uno scotto importante dal punto di vista economico (soprattutto per quel che riguarda la vendita delle partite alla pay-tv). Tentare di censurare le loro esternazioni (per quanto il contrario possa essere rischioso) è quantomeno ipocrita.

Come se il disordine non fosse abbastanza: la mia su #jennyacarogna

Come se in questi giorni non se ne fosse parlato abbastanza, voglio esprimere brevemente la mia visione, riguardo a quanto avvenuto nel giorno della finale di coppa italia tra Fiorentina e Napoli.

Premetto che consiglio, per la comprensione di quanto scriverò, ma anche in generale riguardo le questioni legate al mondo ultras, la lettura de Il derby del bambino morto di Valerio Marchi (2005).

Tutta la società civile e benpensante si dice scandalizzata dal fatto che ci sia solamente consultati con gli ultras del Napoli prima di cominciare la partita. Ebbene io credo che questa sia stata una delle poche cose sensate che sono avvenute quel giorno a Roma. E non lo dico in senso macchiavellico. Io credo veramente che sia stato opportuno e giusto.

Innanzi tutto non credo siano stati i tifosi a dare il nulla osta: la decisione con tutta probabilità è stata presa altrove e poi si è andati dagli ultras per comunicare con loro. Inoltre è incontestabile il fatto che questo semplice gesto abbia evitato disordini maggiori.

Ma non è solo questo. Il calcio è dei tifosi e, in quel momento particolare, nel caos di quelle poche ore, è impossibile sapere quale fosse lo stato d’animo di quelli che, in curva sud, venivano a sapere della notizia nei modi più vari. Coinvolgere perciò la curva del Napoli in quei momenti è stato giusto oltre che opportuno.

Sappiamo benissimo che a decidere se giocare o meno la partita sarebbero stati comunque gli sponsor e tutti i portatori di interesse attorno all’evento. Personalmente, non avrei fatto giocare. Ma se, dalla curva della tifoseria che aveva uno dei suoi all’ospedale, fosse veramente arrivato un ok, credo sia stato giusto giocare.

Vorrei chiudere ricordando che tutta la confusione mediatica attorno al personaggio del capo ultrà del Napoli, naturalmente, non è casuale: questa serve a coprire un fatto molto triste di cui evidentemente per media e tuttologi è spinoso trattare. Se è ormai sdoganato parlare di camorristi, tanto più se sotto forma di teppistelli da stadio, risultano invece ancora tabù certi argomenti politici.

Infatti si fa tanta confusione attorno al capo ultrà del Napoli che non ha commesso alcun reato, mentre poco si parla di colui che, qualche ora prima, ha sparato contro alcuni tifosi! Ebbene a premere il grilletto, e non per motivi strettamente legati al tifo, è stato un pregiudicato fascista, riconducibile ad un centro sociale di destra, occupato, all’epoca, col beneplacito dell’amministrazione cittadina.

Qua un link:

http://www.ecn.org/antifa/article/4350/roma–nessuno-che-dice-che-gli-spari-sono-partiti-da-una-occupazione-fascista